Lavoro
Il mondo del lavoro in Italia sembra aver rivoltato la sua essenza. I 5 anni di governo Berlusconi e di pseudo applicazione della pseudo legge 30 hanno realmente stravolto alcuni assunti che sembravano oggettivi e condizioni imprescindibili per il mondo del lavoro. Oggi, grazie ad uno scriteriato atteggiamento in primo luogo culturale, in secondo luogo politico, va fortemente di moda sostenere, anche con improbabili battaglie politiche che “meglio un lavoro precario che un non lavoro” .
Prescindendo dal discorso profondamente tautologico che può spingere a condividere un’affermazione del genere, noi comunisti italiani riteniamo un errore lo stesso punto di partenza che fa scaturire tale asserzione.
Il lavoro è un diritto, non un privilegio per il quale ringraziare qualcuno.
La scriteriata legge 30, che durante il quinquennio Berlusconi è stata decantata come legge salvanazione e che, purtroppo, anche durante il governo di centrosinistra viene considerata una legge da “rivedere” e non da cambiare, è un pacchetto di cavillosi modi che girano intorno ad un unico concetto base: la precarietà.
Ed è questo il concetto che la FGCI vuole perseguire nelle sue politiche lavorative: combattere chi lavora per lasciare la precarietà nel panorama lavorativo italiano come un dato oggettivo ed inalienabile.
Lavoro stabile, salari dignitosi, accesso al mondo del lavoro per giovani che ne agevoli la crescita culturale e sociale, tutele sindacali sempre più riconosciute e contratti a tempi indeterminati come istituto centrale da promuovere ed alimentare in ogni sua forma.
La FGCI di Roma lotta e lotterà sempre affinché la paura, l’instabilità, l’incertezza che la destra di governo ha portato nella nostra società si modifichi in una sensazione diversa, che renda davvero il lavoro una nobilitazione umana, sociale, culturale.