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	<description>Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani di Roma</description>
	<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:06:28 +0000</pubDate>
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		<title>Immagini e sensazioni dalla Corea del Nord</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:06:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[  Vi segnaliamo un importante appuntamento per approfondire in maniera obiettiva la realtà di un Paese spesso al centro dei riflettori dei mass media, ma che raramente viene rappresentato per quello che realmente è:
Immagini e sensazioni dalla Corea del Nord
mostra fotografica di Alido Contucci
(a seguire dibattito con l&#8217;autore)
Venerdì 23 luglio 2010, ore 18
Libreria Rinascita/Ass. Sirio [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Vi segnaliamo un importante appuntamento per approfondire in maniera obiettiva la realtà di un Paese spesso al centro dei riflettori dei mass media, ma che raramente viene rappresentato per quello che realmente è:</p>
<p>Immagini e sensazioni dalla Corea del Nord<br />
mostra fotografica di Alido Contucci<br />
(a seguire dibattito con l&#8217;autore)</p>
<p>Venerdì 23 luglio 2010, ore 18<br />
Libreria Rinascita/Ass. Sirio 87,<br />
Viale Duilio Cambellotti 155a, Tor Bella Monaca<br />
(adiacente centro comm. &#8220;Le Torri&#8221;)</p>
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		<title>Fare il saluto nazista non sarà punibile&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 06:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[  di Massimiliano Ay, segretario del Partito Comunista del Canton Ticino, Svizzera
Fare il saluto romano o mostrare una svastica non sarà punibile in Svizzera. Lo ha deciso di recente il Consiglio federale. Mentre in tutto l&#8217;Occidente i fenomeni neo-fascisti stanno tornando in auge mascherati in parte dall&#8217;aggettivo &#8220;democratico&#8221; e mentre la &#8220;guerra fra poveri&#8221; che [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> di Massimiliano Ay, segretario del Partito Comunista del Canton Ticino, Svizzera</p>
<p>Fare il saluto romano o mostrare una svastica non sarà punibile in Svizzera. Lo ha deciso di recente il Consiglio federale. Mentre in tutto l&#8217;Occidente i fenomeni neo-fascisti stanno tornando in auge mascherati in parte dall&#8217;aggettivo &#8220;democratico&#8221; e mentre la &#8220;guerra fra poveri&#8221; che vede contrapposti - per la felicità del padronato - lavoratori indigeni a lavoratori immigrati cresce, il nostro governo banalizza la simbologia criminale che veicola messaggi molto preoccupanti anche fra i giovanissimi. Ma in Svizzera la norma anti-razzismo si preferisce utilizzarla contro ricercatori storici (per quanto le loro tesi possano essere discutibili), piuttosto che contro chi esplicitamente loda Hitler o milita a favore di un clima d&#8217;odio e di intolleranza.</p>
<p>Non c&#8217;è peraltro da stupirsi: nei paesi dell&#8217;Est, i governi amici dell&#8217;UE e della Svizzera, non solo stanno erigendo statue in memoria degli occupanti nazisti, ma addirittura vietano &#8220;democraticamente&#8221; i partiti comunisti e operai (che sono spesso realtà di massa con risultati elettorali non indifferenti). Senza dimenticare la vicina Italia, dove Berlusconi (che ha riportato in governo gli eredi dichiarati del Ventennio) non solo equipara repubblichini e partigiani, non solo inserisce negli esami di maturità argomenti politicamente faziosi, ma snatura addirittura la Costituzione sorta dalla Resistenza svuotando di contenuto il potere legislativo e giudiziario.</p>
<p>Il vento della crisi dell&#8217;Occidente è un vento pericoloso, fatto di nazionalismo, razzismo e militarismo, metodi per tenere a bada il disagio sociale e indirizzare il malcontento verso obiettivi che non mettano in discussione lo status quo capitalista. In questo contesto sono la scuola, gli insegnanti e i movimenti studenteschi a dover ritrovare quel ruolo di coscienza collettiva incisiva, tipica dell&#8217; &#8220;&#8216;intellettuale organico&#8221;, che negli ultimi anni è andato perso con la scusa della &#8220;neutralità&#8221;. Anche la scuola, infatti, è finita nella logica del consumismo (cioè dal nozionismo a crocette e della &#8220;compravendita&#8221; di crediti) che - per dirla con Pasolini - a tutto rende indifferenti, incapaci di indignazione, incapaci di passione. Elementi che sono il sale della vera democrazia e della vera libertà.</p>
<p>Gramsci diceva: &#8220;odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. L&#8217;indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita&#8221;. Bisogna dunque ritrovare il coraggio di dire che il il fascismo non è un&#8217;opinione, ma è un crimine: e un crimine va perseguito! E allo stesso modo va rifiutato il tentativo di mettere sullo stesso piano il nazifascismo con il socialismo. Del primo rifiutiamo tutto: il culto dalla guerra, la teoria della razza e del darwinismo sociale (già ben presenti nel &#8220;Mein Kampf&#8221;); che - al di là delle storture verificatosi in determinati paesi - sono invece assenti dall&#8217;ideale profondamente umanista del secondo: le battaglie per i diritti dei lavoratori, per l’uguaglianza sociale, per la parità uomo-donna, per il diritto allo studio e alla sanità gratuiti, ecc. sono infatti presenti sia nel socialismo teorico, sia in quello “reale”.</p>
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		<title>Fatti del 1960, Fgci Roma: A Veneziani l&#8217;anticonformista riesce molto male</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 06:29:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[  COMUNICATO STAMPA
Fatti del 1960, Fgci Roma: A Veneziani l&#8217;anticonformista riesce molto male
Nel conformismo berlusconiano, l&#8217;essere controcorrente un po&#8217; come lo è Marcello Veneziani nel suo pezzo “Così i camalli affondarono la democrazia dell&#8217;alternanza” deve aver suscitato l&#8217;apprezzamento di qualcuno. Egli non capisce o fa finta di non capire, infanga la memoria delle lotte del [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> COMUNICATO STAMPA<br />
Fatti del 1960, Fgci Roma: A Veneziani l&#8217;anticonformista riesce molto male</p>
<p>Nel conformismo berlusconiano, l&#8217;essere controcorrente un po&#8217; come lo è Marcello Veneziani nel suo pezzo “Così i camalli affondarono la democrazia dell&#8217;alternanza” deve aver suscitato l&#8217;apprezzamento di qualcuno. Egli non capisce o fa finta di non capire, infanga la memoria delle lotte del 1960, fa passare i fascisti missini come poveri innocenti, decisi ad inserirsi pacificamente e docilmente nel gioco parlamentare italiano. Per lui le differenze fra fascisti ed antifascisti nel 1960 erano un ricordo del passato, vi era un clima di serenità e di pacificazione. Ecco che a questo punto arrivano i cattivoni comunisti che rovinano la festa! Il tutto è puerile, patetico, falso. Probabilmente Veneziani avrebbe preferito nel nostro Paese un Pinochet all&#8217;italiana, o ancora meglio un restyling di Mussolini, perché a differenza di quello che lui vuole far credere, era quella la strada maestra nella quale si iniziavano a muovere, fra gli altri, gli Usa, assoldando fascisti vecchi e nuovi pronti, come loro storica abitudine, ad obbedire agli ordini. Lo dicesse chiaramente, invece di nascondersi nel revisionismo più becero e soprattutto, per cortesia, cercasse almeno un anticonformismo più intelligente&#8230;</p>
<p>Coordinamento Fgci Roma</p>
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		<title>1960-2010: contro il fascismo!</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 09:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
L’attivizzazione dei neofascisti e il tentativo di formare un blocco reazionario di destra
Contemporaneamente al balzo a sinistra nel rapporto tra le forze politiche fatto in Italia e in relazione all’indebolimento delle posizioni del partito democratico cristiano, si stava assistendo a un consolidamento delle forze più squisitamente reazionarie.
Il settore di estrema destra sulla scena politica del [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<p>L’attivizzazione dei neofascisti e il tentativo di formare un blocco reazionario di destra</p>
<p>Contemporaneamente al balzo a sinistra nel rapporto tra le forze politiche fatto in Italia e in relazione all’indebolimento delle posizioni del partito democratico cristiano, si stava assistendo a un consolidamento delle forze più squisitamente reazionarie.<br />
Il settore di estrema destra sulla scena politica del Paese era occupato dal neofascista Movimento sociale italiano che alle elezioni del 1953 aveva ottenuto 1 milione e mezzo di voti e portato il numero dei suoi deputati dai sei di cinque anni prima, a 29. Alle elezioni del 1958 esso ottenne 24 seggi.</p>
<p>I quadri del Msi erano costituiti in gran parte da ex-sostenitori di Mussolini che sognavano il ritorno a un regime di tipo fascista.<br />
Augusto De Marsanich, che era stato alla testa del partito dal 1949 al 1954, era stato ministro di Mussolini. Le posizioni ideologiche e programmatiche del Msi erano tratte in gran parte dalla cosiddetta Carta di Verona che i fascisti si erano dati ai tempi della “repubblica di Salò”.<br />
Il Msi si presentava come anticomunista all’estremo e i suoi dirigenti affermavano apertamente che il partito era espressione dell’ “antitesi storica al comunismo”.</p>
<p>Al centro della dottrina sociale del Msi stava l’idea di un regime corporativo, presa in prestito dal fascismo.<br />
Al suo III congresso del 1950 il Msi confermò la “vitalità dell’idea corporativa” e costituì l’organizzazione sindacale da esso controllata, la Confederazione italiana sindacati nazionali lavoratori, o Cisnal. Questa organizzazione doveva diventare la roccaforte del crumiraggio, della propaganda dell’ideologia della collaborazione di classe e del corporativismo.</p>
<p>I neofascisti si rivelarono come i sostenitori più accaniti della politica di “solidarietà atlantica”.<br />
Arturo Michelini, capo del Msi, affermò alla Camera che il suo partito avrebbe votato per l’orientamento “atlantico” e “occidentale”, dell’Italia per non permettere “passi a sinistra” nel Paese.</p>
<p>Il Msi aveva la propria base elettorale negli ambienti reazionari, negli ex-funzionari dello Stato fascista, negli elementi più arretrati dei ceti medi urbani e rurali, specialmente nel Mezzogiorno. Esso prestava una particolare attenzione al reclutamento dei giovani.<br />
Nel 1950 i neofascisti avevano costituito il Fronte universitario di azione nazionale, diventato una organizzazione con un certo seguito.<br />
Il Msi faceva di tutto per collegarsi alle altre forze parlamentari reazionarie: l’ala destra della Dc e i monarchici.</p>
<p>Alle elezioni amministrative del 1952 la Democrazia cristiana e il Msi si presentarono in alcuni comuni assieme.<br />
Nell’agosto 1955 il Msi concluse un accordo con i monarchici.<br />
La loro alleanza era cementata dalla comune idea della “lotta per un forte Stato autoritario”.<br />
Nella primavera del 1960 si manifestò una tendenza all’avvicinamento tra il Msi e l’ala destra della Dc. E quando, nell’aprile, si discusse alla Camera la formazione del governo monocolore democristiano di Fernando Tambroni, questi ottenne la fiducia grazie ai voti determinanti dei deputati neofascisti.</p>
<p>Il movimento antifascista del luglio 1960</p>
<p>Il malcontento generale per la politica del governo Tambroni, alla fine di giugno del 1960 sfociò in un movimento politico di massa.<br />
La scintilla di questo movimento era partita da Genova, dove il Msi aveva tentato di organizzare il suo IV congresso.</p>
<p>Genova città medaglia d’Oro della Resistenza, rispose a quella che considerava una provocazione, e il 30 giugno per iniziativa della Camera del lavoro e con l’appoggio di tutti i partiti antifascisti, fu proclamato uno sciopero politico di sei ore e una manifestazione alla quale presero parse circa 100 mila genovesi, e delegazioni antifasciste giunte da altre città. Le vie di Genova furono teatro di violenti scontri tra dimostranti e polizia, nel corso dei quali rimasero feriti 40 dimostranti e 162 poliziotti.</p>
<p>Il 1° luglio fu proclamato dalla Cgil uno sciopero nazionale di solidarietà con i genovesi. I comunisti fecero appello al Parlamento. I neofascisti furono costretti a rinunciare al loro raduno.<br />
Dopo aver fatto fiasco a Genova ai primi di luglio, i neofascisti tentarono delle sortite in altre città, incontrando però ovunque una poderosa resistenza popolare.<br />
Il 5-8 luglio la polizia sparò sui manifestanti a Licata, Reggio Emilia, Palermo e Catania, provocando dieci morti e centinaia di feriti. I lavoratori risposero con zioni risolute.<br />
L’8 luglio, su appello della Cgil, scioperi politici ebbero luogo in tutti i grandi centri del paese. A Roma, Milano, Bologna, Napoli e in molte altre città 2 milioni di lavoratori scesero nelle strade recando striscioni con le scritte: “Abbasso il governo!”, “Abbasso il fascismo”.</p>
<p>Il giorno successivo, sempre su appello della Cgil, fu effettuato in tutta Italia uno sciopero generale sostenuto dai partiti comunista, socialista, socialdemocratico e repubblicano.</p>
<p>Il movimento antifascista assunse un carattere vasto, di massa, abbracciando tutto il paese, da nord a sud. Alle manifestazioni, ai comizi e agli scioperi si calcola abbiano preso parte circa 2 milioni e mezzo di persone.<br />
Alla classe operaia, che aveva preso la testa della lotta, si erano affiancati gli intellettuali progressisti e larghi strati di giovani. Nelle strade cittadine fece la sua comparsa la giovane generazione: migliaia di giovani e di adolescenti che si inserirono nella lotta politica.</p>
<p>Dopo lo sciopero generale dell’8 luglio il centro politico della lotta si trasferì in Parlamento.<br />
Su proposta del presidente del Senato, Cesare Merzagora, il governo fece ritirare la polizia nelle caserme.<br />
I partiti di sinistra richiesero con forza le dimissioni del ministero Tambroni, lo scioglimento del Msi e un’inchiesta sui delitti commessi dalla polizia durante gli avvenimenti di luglio.<br />
Il 18 luglio ebbero nuovamente luogo in tutta l’Italia comizi e dimostrazioni in appoggio a queste richieste.</p>
<p>Il 19 luglio cadeva il governo Tambroni.<br />
Il movimento di luglio ha rappresentato l’apogeo delle lotte di classe in Italia in quel periodo. Esso fece fallire il tentativo dei circoli governativi di instaurare una dittatura clerico-fascista, diede un poderoso impulso alla lotta per la democrazia politica e sociale, stimolò il processo di rinnovamento della società italiana.<br />
I democristiani furono costretti a manovrare “da sinistra”.</p>
<p>Il 26 luglio 1960 fu costituito il terzo governo Fanfani, un monocolore democristiano appoggiato da socialdemocratici e repubblicani.<br />
I socialisti si astennero.<br />
Il nuovo governo presentò un programma nel quale il movimento neo-fascista era condannato e veniva proclamata l’intangibilità delle libertà democratiche.<br />
Nello stesso tempo, però il governo confermava la posizione anticomunista dei democristiani.<br />
Il programma di riforme sociali presentato da Fanfani era oltremodo vago.<br />
Perciò i comunisti votarono in Parlamento contro la fiducia al suo governo.</p>
<p>da Accademia delle Scienze dell&#8217;URSS, Storia universale vol. XII, Teti Editore, Milano, 1975</p>
<p>www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - storia - 29-06-10 - n. 325</p>
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		<title>Presidio di solidarietà con i lavoratori della Fiat di Pomigliano contro il ricatto dell&#8217;azienda</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 07:56:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[  Presidio di solidarietà con i lavoratori della Fiat di Pomigliano contro il ricatto dell&#8217;azienda
lunedì 21 giugno, alle ore 17.30, davanti la sede della Fiat di Viale Manzoni, si terrà un presidio quale primo momento per esprimere la piena solidarietà ai lavoratori di Pomigliano contro il ricatto della Fiat.
Il presidio è stato indetto dall&#8217;assemblea cittadina [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Presidio di solidarietà con i lavoratori della Fiat di Pomigliano contro il ricatto dell&#8217;azienda</p>
<p>lunedì 21 giugno, alle ore 17.30, davanti la sede della Fiat di Viale Manzoni, si terrà un presidio quale primo momento per esprimere la piena solidarietà ai lavoratori di Pomigliano contro il ricatto della Fiat.<br />
Il presidio è stato indetto dall&#8217;assemblea cittadina della Rete romana contro la crisi, svoltasi il 17 giugno scorso.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>RadioRebelde presenta SKA-RAP!</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 20:04:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[  Clicca sul titolo per visualizzare il flyer.

 ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Clicca sul titolo per visualizzare il flyer.<br />
<img src='http://img688.imageshack.us/img688/9648/volantino19062010.jpg' alt='' alt='' class='alignnone' WIDTH="480" HEIGHT="359"/></p>
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		<title>Se Okinawa val bene una crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 04:51:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[  Per Pechino dietro l&#8217;affondamento della corvetta sudcoreana c&#8217;è un&#8217;operazione &#8216;false flag&#8217; degli Usa, volta a scongiurare la chiusura della loro base in Giappone
L&#8217;ex premier giapponese Yukio Hatoyama (appena rimpiazzato dal suo ex ministro delle finanze, Naoto Kan) aveva solennemente promesso di chiudere la grande base americana di Okinawa, come da tempo chiede a gran [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Per Pechino dietro l&#8217;affondamento della corvetta sudcoreana c&#8217;è un&#8217;operazione &#8216;false flag&#8217; degli Usa, volta a scongiurare la chiusura della loro base in Giappone</p>
<p>L&#8217;ex premier giapponese Yukio Hatoyama (appena rimpiazzato dal suo ex ministro delle finanze, Naoto Kan) aveva solennemente promesso di chiudere la grande base americana di Okinawa, come da tempo chiede a gran voce la popolazione dell&#8217;isola. Ma la grave crisi coreana seguita all&#8217;affondamento della corvetta &#8216;Cheonan&#8217; lo ha costretto a fare marcia indietro, con tanto di dimissioni.</p>
<p>La sofferta decisione di tradire le aspettative che lui stesso aveva alimentato è giunta dopo la pubblicazione (lo scorso 20 maggio) dei risultati dell&#8217;inchiesta sudcoreana che sosteneva la tesi del siluramento nordcoreano, e le successive accorate telefonate con cui il segretario di Stato Usa Hillary Clinton e lo stesso presidente Obama hanno invitato Hatoyama a cambiare idea viste le circostanze. &#8221;Mi scuso per non poter mantenere la mia promessa - aveva poi dichiarato il premier giapponese in lacrime - ma la base di Okinawa deve rimanere poiché la sicurezza regionale rimane molto fragile, come dimostra quanto accaduto in Corea&#8221;.</p>
<p>La chiusura della base sarebbe stato un bruttissimo colpo per la strategia militare Usa in estremo oriente: una vera e propria sciagura che Washington ha scongiurato solo grazie alla nuova crisi coreana, scoppiata così a proposito da far sorgere, sopratutto a Pechino, forti dubbi sulla sua matrice.</p>
<p>La conclusioni della commissione d&#8217;inchiesta sudcoreana sull&#8217;affondamento (commissione formata da esperti militari locali, statunitensi, britannici e canadesi) sono state accettate come definitive e inconfutabili dai governi e dai media occidentali, ma non dalla Cina.</p>
<p>In base alle proprie informazioni d&#8217;intelligence (Pechino monitora costantemente le attività navali attorno alla penisola coreana), le autorità militari cinesi sono giunte a conclusioni molto diverse, rispetto a quelle ufficiali, su quanto accaduto lo scorso 26 marzo.</p>
<p>La corvetta &#8216;Cheonan&#8217; non sarebbe stata affondata da un siluro sparato da un sottomarino nordcoreano. Non tanto perché i resti mostrati dalla commissione d&#8217;inchiesta sarebbero in realtà rottami di un siluro Dm2 di fabbricazione tedesca (come tra l&#8217;altro era stato ipotizzato nei primi giorni). Quanto perché nessun sommergibile nordcoreano si sarebbe potuto avvicinare inosservato alla zona dell&#8217;incidente: uno stretto tratto di mare sorvegliato dai sofisticati sonar dell&#8217;isola di Baengnyeong, che ospita una base navale segreta congiunta coreano-statunitense.</p>
<p>Ma il fatto più interessante è che quel 26 marzo, nella zona e dell&#8217;incidente, erano presenti cinque navi de guerra Usa, tra cui la &#8216;Usns Salvor&#8217; con a bordo squadre di sommozzatori delle forze speciali (Navy Seals) specializzati nella posa di mine subacquee e magnetiche. Nei giorni precedenti questa flottiglia aveva preso parte a un&#8217;esercitazione navale anti-sommergibili (nome in codice, Foal Eagle).</p>
<p>In conclusione, la tesi che circola negli ambienti militari cinesi (ancora al vaglio del governo di Pechino) è che la &#8216;Cheonan&#8217; è stata affondata dall&#8217;esplosione di una mina navale piazzata dagli americani, e che i 46 marinai sudcoreani sono quindi stati vittime di un&#8217;operazione Usa sotto falsa bandiera (&#8217;false flag&#8217;) volta a far ricadere la colpa sulla Corea del Nord per far salire la tensione regionale. Il tutto, sospettano a Pechino, per convincere il Giappone della necessità di mantenere la base di Okinawa.</p>
<p>I cinesi non hanno ancora dimenticato l&#8217;incidente del Golfo del Tonkino del 1964 : la falsa aggressione navale nordvietnamita che giustificò l&#8217;escalation militare Usa in Vietnam.</p>
<p>di Enrico Piovesana</p>
<p>04/06/2010</p>
<p>da www.resistenze.org</p>
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		<title>&#8220;Volti nomadi&#8221;, mostra fotografica di Valerio Nicolosi</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 05:40:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[  
RadioRebelde presenta:
VOLTI NOMADI
Mostra fotografica di Valerio Nicolosi
GIULIA ANANIA
in Concerto
Mostra Fotografica, Aperitivo e Concerto
Ingresso €3
Piazzale degli Eroi, 9 (Metro A Cipro)
Ritrarre i Rom non è stato facile, dietro ogni ruga o ad ogni smorfia c&#8217;è una storia di difficile integrazione e di orgoglio per la proprio cultura.
Da alcuni decenni la popolazione Rom è presente nella [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img src='http://img812.imageshack.us/img812/4827/voltinomadi.jpg' alt='' alt='' class='alignnone' WIDTH="200" HEIGHT="284"/></p>
<p>RadioRebelde presenta:</p>
<p>VOLTI NOMADI<br />
Mostra fotografica di Valerio Nicolosi</p>
<p>GIULIA ANANIA<br />
in Concerto</p>
<p>Mostra Fotografica, Aperitivo e Concerto<br />
Ingresso €3<br />
Piazzale degli Eroi, 9 (Metro A Cipro)</p>
<p>Ritrarre i Rom non è stato facile, dietro ogni ruga o ad ogni smorfia c&#8217;è una storia di difficile integrazione e di orgoglio per la proprio cultura.<br />
Da alcuni decenni la popolazione Rom è presente nella città di Roma ma nonostante questo non c&#8217;è mai stato un vero processo d&#8217;integrazione, i campi non sono entrati a far parte della città, restando dei corpi estranei, a volta ostili, dei quartieri che li circondano. Questo è accaduto anche a causa del lassismo da parte delle istituzioni che si ricordavano dei campi nomadi presenti in città solo dopo episodi come l&#8217;omicidio di Giovanna Reggiani nei pressi di Tor di Quinto.<br />
Nonostante negli ultimi anni ci sia stato un progressivo interesse nei confronti della &#8220;questione rom&#8221; con una maggiore scolarizzazione per i bambini e delle possibilità di lavoro per gli adulti, oggi il sindaco di Roma vuole risolvere il &#8220;problema Rom&#8221; spostandoli fuori dal raccordo anulare, annullando quindi questi ultimi tentativi d&#8217;integrazione.<br />
Ho voluto raccontare le loro storie attraverso i loro volti, per sostituire quel punto interrogativo con una storia spesso difficile ma fatta anche di momenti di gioia, di festa ma soprattutto di normalità.</p>
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		<title>11 giugno: Ciao Enrico</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 11:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[  11 giugno 1984 / 11 giugno 2010

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			<content:encoded><![CDATA[<p> 11 giugno 1984 / 11 giugno 2010</p>
<p><img src='http://img708.imageshack.us/img708/9006/ciaoenrico.jpg' alt='' alt='' class='alignnone' WIDTH="480" HEIGHT="679"/></p>
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		<title>Intervista esclusiva a l’Ernesto di Aleka Papariga, segretaria del Partito Comunista di Grecia (KKE)</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 19:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[  Aleka Papariga è la segretaria del Kke. O meglio: è la segretaria generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Greco, una sottolineatura, questa, non nominalistica ma sostanziale, per un partito organizzato secondo i principi del centralismo democratico e che lavora per coniugare la necessità della pratica collegiale nella discussione e nella costruzione della linea [...] ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Aleka Papariga è la segretaria del Kke. O meglio: è la segretaria generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Greco, una sottolineatura, questa, non nominalistica ma sostanziale, per un partito organizzato secondo i principi del centralismo democratico e che lavora per coniugare la necessità della pratica collegiale nella discussione e nella costruzione della linea politica (centralità del CC), con l’esigenza di lavorare permanentemente per l’unità politico-ideologica del partito, dai sui dirigenti centrali a tutti i suoi militanti. Ma Alexandra “Aleka” Papariga è anche la prima donna del panorama europeo a capo di un grande partito ed anche la prima, per un periodo così lungo, a guidare il Kke. La sua militanza politica inizia nel movimento studentesco, di cui diventa subito una delle leader. È durante il fascismo che decide di iscriversi al Partito Comunista di Grecia e partecipare al movimento delle famiglie dei prigionieri politici. È in questa fase che viene fatta arrestare dal regime e recludere per quattro mesi. Ma questo non affievolirà certo il suo animo risoluto e continuerà così il suo impegno e la sua militanza contro il regime, fino alla sua caduta, e la sua militanza comunista. Importante sarà anche il suo impegno nel movimento delle donne. Tra i fondatori della Federazione delle Donne Greche (Oge), ha partecipato all’organizzazione di eventi inerenti l’Anno internazionale della donna, a conferenze internazionali promosse dalla Federazione mondiale delle donne democratiche ed ha scritto un libro sull’emancipazione e sulla liberazione delle donne.</p>
<p>È stata eletta all’unanimità segretaria del Kke nel 1991, all’interno di un congresso che ha visto un forte confronto nel partito con quella parte che ne chiedeva il suo scioglimento al fine di costruire un nuovo partito della sinistra. Questo era il vento che spirava in quasi tutta Europa, come del resto ci insegna la vicenda italiana. In Grecia invece questo confronto produsse la scissione di un pezzo che poi darà vita al Synaspismos mentre il Kke, pur in un contesto europeo ed internazionale certo non facile, intraprese la dura strada del radicamento sociale, della lotta per l’esistenza ed il rafforzamento di un partito rivoluzionario, dal chiaro profilo politico ed ideologico e dalla natura di classe. Dopo quasi venti anni da quella scelta, il Kke è oggi un partito la cui attività non è solo centrale per le dinamiche politiche elleniche, ma che ha dato un contributo decisivo per il rilancio di un coordinamento internazionale tra i partiti comunisti e, con l’organizzazione delle mobilitazioni in Grecia contro l’Ue e le politiche anti-popolari, ha contribuito a che quelle lotte rappresentino un punto avanzato della lotta di classe nel vecchio continente. </p>
<p>Contattiamo Aleka Papariga nei giorni caldi degli scioperi e delle mobilitazioni sociali, che trovano nel Kke il principale perno organizzativo e politico. Da poche ore i comunisti greci hanno steso uno striscione sul muro del Partenone, invitando i popoli di tutta Europa a ribellarsi.</p>
<p>D. La Grecia è al centro dell’attenzione da parte di tutti gli altri Paesi europei per la crisi che l’attraversa. Il Governo Papandreu ha promesso di portare il Paese fuori da questa crisi e per questo ha varato un duro piano economico . Qual è il tuo giudizio al riguardo? E qual è l’obbiettivo della lotta?</p>
<p>R. Queste scelte messe in atto dal Governo sono un vero pericolo per la vita della gente, quindi l&#8217;obiettivo è guadagnare tempo, per poter bloccare i provvedimenti e, soprattutto, creare le condizioni tali per cui queste politiche vengano rovesciate. Noi lottiamo per cambiare i rapporti di forza e far si che si determinino le condizioni per dare vita ad un diverso modello di sviluppo.</p>
<p>D. Credi che il popolo greco sia maturo per far proprio questo obiettivo?</p>
<p>R. le misure prese sono assolutamente ingiuste per i lavoratori. Non ci sono altre strade: il popolo deve riuscire ad imporre un diverso modello di sviluppo, alternativo a quello attuale, per dar vita ad un corso completamente diverso, in cui prevalga un progetto che tuteli gli interessi popolari, non quelli della borghesia. Se così non dovesse essere, si determinerà una situazione dove l’uscita dalla crisi –che non sarà certo eterna- per la Grecia, avverrà a scapito degli interessi popolari, che saranno conseguentemente colpiti e ridimensionati per lungo tempo. E a quel punto sarà dura porre rimedio a questa situazione.</p>
<p>D. E cosa dovrebbe fare il movimento di lotta in Grecia, quale il ruolo dei comunisti al suo interno?</p>
<p>R. Non ci può esserci alcuna convergenza di interessi tra capitale e lavoro. È giunto per tutti il momento di assumersi le proprie responsabilità. Per parte nostra riteniamo che ciò che è iniziato il 17 dicembre scorso, con gli scioperi e le mobilitazioni, deve andare avanti ed estendersi. Cosa credevano, che la gente accettasse questo attacco ai loro diritti senza opporre resistenza? Noi non glielo permetteremo. Il movimento popolare e dei lavoratori più è in grado oggi di acquisire coscienza del fatto che la propaganda sui sacrifici per evitare la bancarotta è falsa e funzionale alla cancellazione dei diritti, più sarà forte e meglio sarà per tutti. Se una parte di cittadini un po’ di tempo fa avesse prestato maggiore attenzione alle sollecitazioni fatte dal Kke riguardo alla natura del Trattato di Maastricht e all’ingresso della Grecia nell’Unione Europea, presentata come una scelta obbligata, oggi ci sarebbe una situazione di gran lunga migliore. Se ci avessero dato ascolto sulle previsioni che avevamo fatto già prima delle elezioni, quando dicevamo che ci sarebbero stati forti attacchi alla condizione di vita e di lavoro della popolazione ed affermavamo che queste misure sarebbero state prese indistintamente sia dal Pasok che da Nuova Democrazia, come poi è avvenuto, oggi tutti i lavoratori sarebbero sicuramente in un posizione di maggiore forza per poter affrontare la situazione.</p>
<p>D. Qual è la risposta alla richiesta di lotta e mobilitazione che il Kke ed il Pame stanno facendo ai lavoratori greci? Riscontrate un seguito alle vostre proposte?</p>
<p>R. Le lotte animate dal Pame, che ha svolto un’azione di avanguardia importante, così come le manifestazioni di massa che si sono svolte in tutto il Paese, hanno dimostrato che la gente è disposta a lottare. Hanno raccontato, con fare propagandistico ed arrogante, che la gente è d&#8217;accordo con i provvedimenti e le misure volute dal Governo. Così facendo non fanno altro che aprire la strada perché la lotta abbia un’escalation. Al giorno d&#8217;oggi si registra un importante aumento della coscienza di classe del popolo. Questi segnali ci parlano di indignazione e confusione, ma la gente comune è sempre più disposta a prendere parte alle lotte. Resta da vedere se questa evoluzione porterà ad una maggiore radicalizzazione della coscienza politica e porterà ampi settori popolari a convergere sulle proposte di alternativa avanzate dal Kke su temi quali le alleanze e la presa del potere, oppure se il sistema riuscirà a tenerli sotto controllo, impedendo l’avvio di una politica di alternativa.</p>
<p>D. E tutto questo lo ritieni possibile?</p>
<p>R. Decisamente. Sia il passato che il presente ci insegnano che il capitalismo nella sua fase monopolistica assume caratteri sempre più reazionari e parassitari. Durante una fase di crisi, come è ovvio, il capitale è molto più aggressivo, ma anche nella fase di sviluppo continua la sua violenza contro gli interessi popolari. Ed in genere osserviamo come tutte le ricadute in termini di diritti e libertà dei lavoratori non vengono mai elargite dal basso, accogliendo le istanze nate dal malcontento. Si è sempre iniziato dall’alto, impiegando come strumento repressivo le classiche campagne fondate sull’anticomunismo. E tutto questo con la compiacenza e la tolleranza dei partiti che tutelano gli interessi borghesi.</p>
<p>D. Che genere di politiche vengono adottate da questi partiti?</p>
<p>R. Le attuali misure anti-sociali impiegate sono letteralmente barbariche. Spingono le famiglie dei lavoratori nella disperazione. Il capitalismo punta a far pagare la crisi ai lavoratori e a consolidare per questa via i propri profitti. Questo lo vediamo bene qui da noi dove il capitale greco cerca di conservare una forte presenza nella regione. Il capitalismo oggi ha bisogno di prendere queste misure. Le politiche dei liberali e dei socialdemocratici, come tutte le varie ricette che sono state sin qui prese, hanno come vero obiettivo la soddisfazione dei bisogni della capitale. Del resto, le stesse misure imposte al popolo greco sono le stesse che si stanno adottando in tutti i paesi dell&#8217;Unione Europea con vari pretesti. Queste misure sono state decise da tempo e mettono in evidenza l’impasse dello sviluppo capitalistico.</p>
<p>D. Ma da dove nasce questo “buco” nei bilanci dello Stato?</p>
<p>R. Il deficit pubblico ed i debiti sono stati creati dal fatto che il finanziamento statale è andato tutto nelle casse dei monopoli: soldi a pioggia ai capitalisti, una vera a propria provocazione. Questo è il motivo per cui oggi viene sferrato un attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori e vengono presi soldi in prestito, perché così si continuano a sostenere i profitti dei soliti con i soldi dello stato. La vera questione all’ordine del giorno quindi diventa: chi andrà in crisi, la volontà del popolo o il sistema plutocratico?</p>
<p>D. Quindi è colpa del sistema capitalistico?</p>
<p>R. Il capitalismo è un sistema ingiusto perché da un lato accumula crescente povertà e miseria e, dall’altro, ricchezze favolose. È un sistema che genera parassitismo e corruzione e conduce sempre alla crisi. Per questo motivo abbiamo bisogno di cambiamenti radicali. Il capitalismo non è mai stata una strada a senso unico, una tappa obbligata della storia. Ma per invertire la rotta c’è bisogno di un forte movimento popolare, con un chiaro connotato di classe ed un deciso profilo politico, che si batta contro i monopoli e le campagne anti-comuniste: solo un movimento così radicale è in grado di garantire progressi per la popolazione. </p>
<p>D. E di cosa c’è bisogno, in alternativa?</p>
<p>Una società socialista è oggi necessaria e rappresenta l’unica possibilità per il popolo affinché possa godere dei frutti del proprio lavoro ed affinché le moderne conquiste della scienza e della cultura vengano impiegate a favore degli interessi di tutti e non del profitto. E tutto questo richiede, naturalmente, la costruzione di una società socialista. Abbiamo bisogno di prendere “lezioni di disegno”, per poter così tratteggiare questa nuova società.</p>
<p>D. Alla Tv italiana si è a lungo parlato di azioni violente accadute durante le manifestazioni. Il Kke ed il Pame condannano questi atti? Chi è il responsabile? E quali sono le vostre proposte per combattere e mobilitare la gente?</p>
<p>R. Noi proponiamo continuamente mobilitazioni, ma se la gente non è convinta le lotte non possono avere luogo. Ciò di cui c’è bisogno è un movimento organizzato, dotato di un progetto, con forte senso di responsabilità, che non si faccia coinvolgere in scatti improvvisi e proteste cieche. Oggi il Kke costituisce, da questo punto di vista, una garanzia per lo sviluppo di un movimento maturo, la cui esistenza noi al tempo stesso richiediamo e difendiamo.</p>
<p>D. Quindi prendete le distanze dagli atti di guerriglia urbana che hanno messo a ferro e fuoco Atene?</p>
<p>R. Certamente. Il Kke condanna con forza la tragica morte di tre persone durante l’assalto alla banca. Il Governo però non ha il diritto di utilizzare queste morti per tentare di bloccare la resistenza popolare e dare corso ad un’offensiva antipopolare che, per il momento, si riflette nelle misure promosse nel sistema di sicurezza sociale, ma che è destinata a riapparire ogni tre, sei o nove mesi. E questo secondo le volontà della troika (i principali partiti – ndt ) o quella del Governo e dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>D. Ma chi ha ne trae vantaggio da questi scontri?</p>
<p>R. Sulla base di prove e fatti concreti abbiamo più volte denunciato il dispiegarsi di una vera a propria strategia della tensione e della provocazione. Come è stato dimostrato, il Laos, il partito nazionalista, non si è limitato, con il suo presidente in testa, ad utilizzare a posteriori la notizia degli incidenti ma, in qualche modo, ha aspettato che accadessero per poter così cercare di far ricadere la colpa sul Kke. Questa è una strategia chiaramente tesa a coinvolgere sia il Kke che il Pame in una provocazione ad hoc.</p>
<p>D. E perché avviene tutto questo, secondo te ?</p>
<p>R. Perché sono preoccupati per l&#8217;attività svolta dal partito e dal movimento di classe. E poi tutti sanno che, oltre ai membri, agli amici ed ai simpatizzanti del partito, alla lotta partecipano anche i lavoratori con un diverso orientamento politico.</p>
<p>D. E come fate a respingere i tentativi di provocazione?</p>
<p>R. Vorrei dirvi quello che abbiamo fatto e che ci ha permesso di tenerli alla larga. Non è una coincidenza. Noi nutriamo forti sospetti nei loro confronti e quindi ci adoperiamo per respingerli. Infatti durante il corteo abbiamo allestito un poderoso servizio d’ordine, con tutti i compagni che marciavano con le braccia incrociate l’un l’altro e siamo così riusciti a dare vita da un corteo del Pame senza precedenti e a tenere lontani i pochi provocatori che continuavano a gridare i loro slogan e cercavano di raggiungere il loro obiettivo.</p>
<p>D. Che cosa mi dice del Governo Papandreu? Siete gli unici a criticarlo?</p>
<p>R. Syriza rimprovera al Pasok ed al Primo Ministro di non rispettare il programma elettorale. Noi questo genere di critiche non le faremo mai perché in realtà quel che sta facendo Papandreu è esattamente dare corso al suo programma politico. A differenza di Syriza, che pensa che ci siano delle differenza tra Pasok e Nd, noi riteniamo invece che le politiche di fondo di questi partiti non siano diverse, come si vide sulle ricette per la crisi, e questo perché entrambi i partiti sono espressione degli interessi del grande capitale e non possono mettere in campo politiche differenti.</p>
<p>E poi noi non accusiamo il Primo Ministro di prestare il fianco “alle pressioni che vengono dal mercato”. Al contrario noi affermiamo che il problema di Papandreu, esattamente come il suo predecessore, non è quello di prestare troppa attenzione a questi interessi, ma di adoperarsi coscientemente in loro favore. Per queste ragioni consideriamo pericolosa questa politica. Del resto le bugie del governo e quelle delle campagne anticomuniste sono legate al fatto che noi abbiamo sempre evidenziato che tali provvedimenti sarebbero stati presi in ogni caso, indipendentemente da quale partito fosse stato al governo. La posizione e l&#8217;azione del Kke li costringono a non portare a termine i loro piani.</p>
<p>D. Cosa vi aspettate?</p>
<p>R. Sappiamo che il sistema cercherà di scatenare tutta la sua forza contro il Kke. Ma noi non abbiamo paura. Il popolo greco deve stare alla larga dai richiami propagandistici sul debito ed il deficit e pensare al vero debito che i governi del Pasok e di Nd hanno rappresentato per il popolo greco. Essi hanno letteralmente saccheggiato i cittadini attraverso le regalie date ai capitalisti. In ogni caso la gente deve chiedergli il conto di tutto questo, non deve abbassare la testa e lavorare duramente per riprendersi tutti i soldi che gli sono stati sottratti, soldi frutto del loro duro lavoro.</p>
<p>Il sistema sta guardando con attenzione alla crescita del movimento in Grecia e sta cominciando ad avere effettivamente paura. Secondo noi, la resistenza del popolo greco contro i provvedimenti del governo è direttamente collegata all’impegno ed al ruolo svolto nel movimento dal Kke. Grazie all&#8217;azione, l&#8217;impatto e l&#8217;accettazione di molte posizioni del Kke da parte di una grande fascia del popolo greco – il che non implica la totale adesione a tutti i punti del programma politico del Kke – anche le dirigenze gialle dei sindacati Gsee e Adedy sono costretti ad indire gli scioperi. </p>
<p>D. Quale ruolo ha giocato e continua a svolgere il Kke in questa fase di lotte per la Grecia?</p>
<p>R. Se il Kke avesse avuto un atteggiamento diverso, simile a quello degli altri partiti e se tale atteggiamento si fosse riflesso sulle organizzazioni di massa, secondo voi questa risposta popolare e questa resistenza ci sarebbe stata lo stesso? Per parte mia vi dico che le misure sarebbero passate senza alcuna reazione.</p>
<p>Il Kke ha dato un contributo decisivo all’organizzazione della resistenza e della lotta popolare. Ma noi misuriamo l&#8217;efficacia della nostra lotta in un modo diverso dagli altri, non ci concentriamo solo sui risultati che escono dalle urne. Naturalmente con questo non voglio dire che non siamo interessati alle elezioni. Ma è bene tenere presente che in Grecia la consapevolezza del movimento popolare è molto più avanzata di quella della maggior parte dei Paesi europei e, sebbene non si rifletta ancora completamente nell&#8217;azione, ciò avverrà in futuro. Ciò dipende in larga misura dal decisivo, se non determinante, contributo del nostro partito.</p>
<p>D. Di cosa c’è bisogno, oggi, in Europa?</p>
<p>R. Riteniamo che questo elemento sia un patrimonio importante per tutti. Oggi, il movimento comunista internazionale deve affinare una strategia comune contro l&#8217;imperialismo, ma deve contemporaneamente avere la forza di lanciare un altro modello di sviluppo e porre quindi l’attualità e la centralità del socialismo.</p>
<p>Il movimento comunista deve rafforzarsi in tutta Europa. In alcuni Paesi sarà un torrente, in altri un ruscello. Il movimento, ovviamente, si sviluppa soprattutto a livello nazionale ma, allo stesso tempo, deve rafforzarsi a livello internazionale. Ma se si consolida in un Paese debole può avere una forza di influenza più ampia e rafforzarsi in tutta Europa.</p>
<p>Tutto questo radicalismo della gente deve crescere ed evolvere verso una consapevole scelta politica capace di indicare una strada alternativa al capitalismo, un altro percorso ed un altro modello di sviluppo, e quindi in definitiva un altro sistema politico. In caso contrario, la rabbia e l&#8217;indignazione popolare rischiano di essere riassorbiti dal sistema e resi compatibili con esso.</p>
<p>di a cura di Francesco Maringiò</p>
<p>su l&#8217;Ernesto Online del 03/06/2010</p>
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