Chi?

SCRIVETECI!!!!!!
fgciroma@yahoo.it

SIAMO GLI EREDI DI SPARTACO I FIGLI DELLA COMUNE DI PARIGI GLI UOMINI E LE DONNE DEL ’17, GLI OPERAI DEL BIENNIO ROSSO. SIAMO I FRATELLI DI GRAMSCI DI NANNI DEI SETTE CERVI SIAMO COLORO CHE MARCIARONO A REGGIO EMILIA I CADUTI NEL ’47 CHE PERIRONO A PORTELLA DELLA GINESTRA SIAMO I FRATELLI E LE SORELLE DI WALTER ROSSI VALERIO VERBANO SIAMO CIO CHE NESSUNO E’.

SIAMO DUEMILA ANNI DI STORIA CONTRO LE INGIUSTIZIE SIAMO LE BRACCIA CHE SPEZZANO LE CATENE. SIAMO LA MEGLIO GIOVENTU’ SIAMO NEL MONDO CHE CAMBIA, CERTI CHE PRIMA O POI LO TRASFORMEREMO NOI.

GIOVANI. COMUNISTI. ITALIANI.

“La Federazione Giovanile Comunisti Italiani (Fgci) organizza giovani donne e giovani uomini, che lavorano per promuovere la partecipazione effettiva dei giovani alla politica nazionale e internazionale, la loro crescita morale e intellettuale, la loro capacità di essere protagonisti attivi e coscienti del cambiamento dello stato di cose presente. Essa fa riferimento al marxismo e agli sviluppo della sua cultura, e si batte per il superamento del capitalismo e per la trasformazione in senso socialista della società.”
(dall’Art. 1 della Carta Costitutiva della Fgci)

__________________________________________________

LA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Per la Fgci di Roma la Costituzione della Repubblica Italiana rappresenta oggi il punto più avanzato dal quale ripartire per garantire a tutti diritti, uguaglianza, democrazia e libertà.
Per questo ci siamo impegnati a ristamparla nel 60° anniversario della sua promulgazione, evidenziando il nesso imprescindibile che la lega alla Resistenza. Per mezzo della Guerra di Liberazione, infatti, è stato possibile sconfiggere il nazifascismo - che aveva portato al nostro Paese solo morte ed oppressione - e ripartire da una reale unità fra le forze antifasciste culminata nella stesura della nostra Carta.


(la bandiera delle Brigate Garibaldi)

I comunisti, per far sì che si potesse realmente voltare pagina e scrivere la parola ‘fine’ alla tragica stagione del nazifascismo, diedero un contributo inestimabile; sia nella Resistenza - con il grandissimo apporto dato dai partigiani comunisti in tutto il Paese - , che nella scrittura della Costituzione - con il prezioso e tenace lavoro portato avanti dai nostri compagni all’interno dell’Assemblea Costituente per mettere “nero su bianco” le conquiste ottenute con la Liberazione del nostro Paese dal giogo del fascismo e dell’invasore nazista - .

__________________________________________________

IL PARTITO
di Vladimir V. Majakovskij

Qui da noi le parole più profonde
diventano abitudine,
invecchiano come i vestiti,
ma io voglio costringere una grande parola
a splendere di nuovo, la parola Partito.
Un uomo solo, in se stesso racchiuso,
a che cosa può essere utile? Chi mai
gli darà ascolto? Forse la moglie,
e non sempre, non in piazza
ad esempio,
forse solo nell’intimità.
Il Partito è un uragano
denso di voci flebili e sottili
e alle sue raffiche
saltano i fortilizi del nemico,
come timpani al rombo del cannone.
La disgrazia è sull’uomo quando è solo.
La sciagura è nel cuore del solitario.
L’uomo solo è fragile preda
d’ogni potente
e persino dei deboli purché si mettano in due.
Ma se nel Partito
tutti i deboli si sono riuniti,
arrenditi, nemico, muori e giaci!
Il Partito è una mano
con milioni di dita,
stretta in un solo minaccioso pugno.
L’Uomo isolato non conta,
anche se è forte
non alzerà una semplice trave,
né tanto meno una casa a cinque piani.
Ma col Partito,
reggendoci e alzandoci l’un l’altro,
costruiremo sino al cielo.
Il Partito è la spina dorsale della classe operaia.
Il Partito è l’immortalità della nostra opera.
Il Partito è l’unica cosa che non tradisce.
Oggi sono un povero commesso,
ma domani
cancellerò i regni dalla carta.
Cervello e fatica,
vigore e gloria della classe:
ecco cos’è il Partito.
Il Partito e Lenin sono fratelli gemelli.
Chi vale di più di fronte alla storia?
Noi diciamo Lenin e intendiamo il Partito,
noi diciamo Partito e intendiamo Lenin.

__________________________________________________

Il leninismo può essere definito il marxismo dell’epoca dell’imperialismo, ovvero l’applicazione del marxismo alle condizioni originali della situazione russa. In realtà esso non fu soltanto un fenomeno russo ma una dottrina di sviluppo del marxismo come teoria e tattica della dittatura del proletariato. Il pensiero di Marx costituiva la premessa teorica di una concezione del mondo e dell’agire politico di cui l’opera di Lenin divenne attuazione pratica.
La nascita del leninismo può essere fatta risalire al 1902, quando comparve l’opuscolo Che fare? dove Lenin espose per la prima volta la sua teoria rivoluzionaria. Il punto chiave del suo programma era da una parte la formazione di una classe di “specialisti della rivoluzione”, dall’altra di spingere, con un forte richiamo, i socialdemocratici russi ad organizzarsi, senza perdersi in dissertazioni sterili.
Lenin mise in rilievo nelle sue opere la grande vitalità della dottrina marxista, sottolineando però la necessità di tener sempre conto della realtà. Egli ribadì sempre che il marxismo non doveva essere ridotto ad un insieme di formule astratte, staccate dalla vita, ma che fosse necessario un suo costante sviluppo in conformità di ogni situazione storica.
Il metodo di Marx doveva essere sviluppato e applicato alle situazioni concrete, per quanto complesse, per poter trovare delle giuste soluzioni. Lenin sottolineò l’importanza dell’ideologia per la classe operaia e il ruolo del partito nel movimento operaio come dirigente politico, ed elaborò minuziosamente la teoria della rivoluzione socialista. L’idea dell’egemonia del proletariato nella rivoluzione nasceva dall’analisi dello sviluppo irregolare del capitalismo, che avrebbe causato guerre imperialistiche, pagate e combattute dagli operai e dai contadini.
Il leninismo ebbe larga diffusione nel movimento operaio internazionale e divenne un punto di riferimento ideologico per tutti i partiti comunisti della terza Internazionale.
Il suo metodo specifico fu la costante denuncia delle sempre possibili deviazioni del proletariato, sopratutto quando quest’ultimo viene abbandonato a se stesso e cade nel revisionismo (che tendeva a ridurre le teorie di Marx ad una semplice interpretazione della storia) e nello spontaneismo (che auspicava l’autorganizzazione della classe operaia), senza mai pervenire ad una vera coscienza di classe.
Lenin sostenne la necessità di una costante verifica dei principi attraverso la pratica rivoluzionaria e affermò il carattere internazionale del marxismo nella sua concezione del mondo. Nell’opera Che fare? Lenin chiarì la funzione del partito nell’ambito della classe operaia: i lavoratori, abbandonati allo spontaneismo, potevano pervenire unicamente al concepimento di rivendicazioni a livello sindacale, al contrario, solo un partito disciplinato composto da rivoluzionari di professione avrebbe potuto guidare con successo il proletariato.
Nel 1917 Lenin interpretò la linea del cosiddetto “neomarxismo” di Hilferding, Luxemburg e Sternberg, giudicando la nuova fase del capitalismo come predominio crescente del capitale finanziario e quindi della connessa politica imperialistica degli Stati. L’assenza della crisi del sistema capitalistico in dipendenza della caduta tendenziale del saggio di profitto, consentita da investimenti di tipo coloniale che comportavano lo sfruttamento di una manodopera a basso prezzo, era vista come una modifica da apportare alle previsioni dei processi dei crescenti investimenti in capitale fisso.
Le idee di Marx andavano arricchite non solo chiarendo l’interesse specifico della classe operaia e dotando il proletariato di proprie organizzazioni politiche, ma anche indirizzando gli operai, come classe, alla presa del potere, chiarendo i modi e le possibilità di attuazione della rivoluzione politica.
Il leninismo si diceva certo che la fine dell’imperialismo avrebbe coinciso con il tramonto del capitalismo mondiale nel suo complesso. Le crisi periodiche di sovrapproduzione del nuovo capitalismo e l’analisi del suo sviluppo in agricoltura, vengono a rappresentare ulteriori approfondimenti teorici della teoria marxista della rendita differenziale e assoluta. Da ciò derivò la necessità di un’alleanza del proletariato urbano con le masse contadine.
Le contraddizioni del capitalismo, affiorate negli sviluppi dell’imperialismo, imprevedibili nell’epoca di Marx, avrebbero prodotto nuove tensioni sociali. La guerra sarebbe divenuta inevitabile e da essa sarebbe sorta vittoriosa la rivoluzione proletaria, in uno o più paesi. Le classi operaie ed i popoli colonizzati avrebbero combattuto per la prima volta contro un nemico comune: l’imperialismo (definito da Lenin come capitalismo parassitario). La fase suprema del capitalismo, culminata nella guerra, avrebbe chiuso la parabola del potere borghese ed aperto la via all’istaurazione del socialismo. Il partito rivoluzionario apparve lo strumento principale in grado di guidare il passaggio da un sistema all’altro.
La coscienza politica di classe può essere portata all’operaio solo dall’esterno“, scrisse Lenin nel 1902; questo principio, in cui si denotano le influenze del populismo russo e del giacobinismo europeo, portò allo sviluppo di una nuova dottrina che verrà appunto denominata marxismo-leninismo. Lenin infatti (rifacendosi alla dialettica hegeliana di tesi, antitesi e sintesi) rifiutò la concezione di Marx secondo la quale la classe operaia era per sua natura rivoluzionaria e la rivoluzione del proletariato preludeva all’eliminazione dello Stato in un processo storico fisiologico, ma affermò altresì che la consapevolezza rivoluzionaria doveva essere introdotta nel proletariato da una minoranza colta che avesse compreso le leggi della storia.
Per questo il ruolo del partito era centrale. Uno degli slogan più celebri del leader bolscevico fu proprio: “Dateci un’organizzazione di rivoluzionari e capovolgeremo la Russia!
Il marxismo, secondo Lenin, aveva dichiarato guerra alla scienza borghese, baluardo del capitalismo, perciò la borghesia avrebbe cercato di confutarlo e falsificarlo. Di qui l’importanza di tenere uniti milioni di lavoratori sotto la grande dottrina di Marx, lontana da ogni travisamento: la rivoluzione socialista sarebbe sorta dalla lotta del proletariato urbano con la lotta delle masse contadine e con il movimento di liberazione nazionale.
Le tesi di Lenin previdero che soltanto il socialismo sarebbe stato in grado di assicurare il riavvicinamento delle nazioni su una base realmente democratica, e che la rivoluzione socialista, anche se avvenuta in un paese arretrato come la Russia, avrebbe avuto un enorme significato internazionale. Un importante contributo al comunismo scientifico fu costituito anche dall’elaborazione della nuova politica economica (NEP), l’unica giusta politica dello stato proletario nel periodo di passaggio dal capitalismo al socialismo, la quale assicurò una salda alleanza economica e politica della classe operaia e dei contadini, ovvero la costruzione della base economica del socialismo.
Concludendo possiamo affermare che il leninismo è stato una dottrina internazionale che rifletteva l’esperienza storica del movimento operaio e di liberazione dei popoli di tutti i paesi. Esso ha tentato di fornire ai lavoratori di tutto il mondo una chiara visione delle vie di lotta per l’emancipazione ed il progresso sociale.